manifestazione12mag12C'è chi parla di «riscatto», di «fine di un incubo durato quattro anni». Quarantamila persone hanno sfilato ieri a Roma per la manifestazione nazionale della Fds contro l'abolizione dell'articolo 18. Sono il segnale di un'insofferenza per il governo Monti che cova nella società italiana, ma senza trovare  un'adeguata rappresentazione nel dibattito pubblico e nei media. Un evento politico che con buone ragioni si può interpretare come il ritorno dei comunisti sulla scena pubblica.
Ma soprattutto si è di nuovo vista una sinistra connessa alle lotte, portatrice di un punto di vista alternativo sulla crisi mondiale, capace di proiettarsi sullo scenario europeo. Ad aprire la maratona degli interventi sono stati i lavoratori della Irisbus Iveco, seguiti dai precari della scuola e da rappresentanti del movimento No-tav e del comitato Acqua pubblica.Ma è stato anche un palco fortemente segnato dagli ospiti europei. I più applauditi, Pierre Laurent, segretario del partito comunista francese, e il greco Vassili Primikiris esponente di Syriza, entrambi reduci da successi elettorali nei rispettivi paesi. Con l'undici per cento di consensi il Front de gauche – di cui fanno parte i comunisti – è stato decisivo per la sconfitta di Sarkozy in Francia. «Vedremo se Hollande (il neoeletto presidente) manterrà la promessa di rinegoziare il patto finanziario dell'Ue», dice Laurent. «Dobbiamo batterci sia contro le politiche di austerità sia contro l'estrema destra», ma per essere più efficaci bisogna costruire «un fronte di tutte le sinistre in Europa».

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La Federazione della Sinistra "manifesta viva soddisfazione per il crollo - registratosi quasi ovunque - delle liste del Pdl e per la sconfitta dei candidati a sindaco espressi dal centro destra. Questo dato emerso dalle urne avrebbe sicuramente avuto un significato politico più netto e sarebbe stato foriero di feconde prospettive per tutto lo schieramento democratico se si fossero realizzate alleanze e convergenze programmatiche all'insegna di un reale processo di rinnovamento e coerenti con la straordinaria spinta progressista dei referendum dello scorso anno".
Così in una nota Francesco Barra, coordinatore provinciale FdS, Antonio d'Alessandro, segretario provinciale PRC, Antonio Frattasi, segretario provinciale PdCI.

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di Paolo Ferrero225px-Paolo Ferrero

Il Manifesto per un nuovo soggetto politico pubblicato qualche giorno fa ha il merito di aver aperto il dibattito su un problema politico intorno al quale di arrovelliamo e ci dividiamo da anni. Ne sono indice le reazioni di De Magistris, Castellina, Rossanda e altri, di cui condivido gran parte delle critiche.

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Di Gian Paolo Patta, Cesare Salvi

Grazie anche al manifesto si è aperto un importante dibattito sul futuro della politica in Italia e in particolare sul futuro della sinistra. La crisi del '92-'93 segnò la fine della Prima repubblica e dei vecchi partiti di massa, facendo da incubatrice alla nascita dei nuovi partiti leggeri e personali. Oggi si stanno creando le condizioni per una Repubblica nella quale non esistano partiti di sinistra.
Allora l'eliminazione della scala mobile, il blocco delle pensioni, le privatizzazioni si intrecciarono con scandali, antipolitica, iniziative giudiziarie.
Così oggi lo smantellamento dell'art.18 e l'attacco allo stato sociale si unisce alla crisi morale che coinvolge, nell'opinione comune, il sistema dei partiti nel suo insieme.

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Pio la torreTrenta anni fa, nel 1982, il 30  aprile furono uccisi, in Via Generale Turba, una stradina del centro storico di Palermo, Pio La Torre, segretario regionale del PCI, e Rosario Di Salvo, il compagno che aveva l'incarico di tutelare la sicurezza del dirigente comunista.Si parlò di un delitto di mafia, di un agguato voluto da alcuni boss per vendicarsi dell’azione coraggiosa svolta da La Torre per introdurre nel nostro ordinamento giuridico il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso (art.416 bis) e la confisca dei patrimoni accumulati dagli aderenti a Cosa Nostra.

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